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Nomesino: Le tre strie

Nomesino tra storia, castelli e leggende. ''Un ponte lanciato tra il passato ed il quotidiano'': ricerche sul territorio, sulla storia, sulle leggende e testimonianze della gente del paese.

Posizione Geografica

Prime popolazioni

La Bonifica del territorio

Le case, le strade

Nomesino e la nostra storia

Castel Nomesino, pianta del castello, il suo tesoro. Conquista e distruzione. Gardumo sconfigge Venezia.

Le tre strie

Chi s'incammina da Nomesino verso il Monte Faè , dopo aver superata la cappella di S. Rocco, viene subito a trovarsi al bivio delle Do Strade. Proprio lì sulla sinistra c'era la calchera, una grande fossa scavata nel terreno dove si cuocevano i sassi calcarei per ricavarne calce.
In questa calchera si produsse, come vuole la tradizione, un'immensa quantità di calce, cioè tutta quella necessaria per la costruzione del castello di Nomesino e delle abitazioni del  paese.
Una volta, però, la tradizione vuole che al posto della calchera ci fosse una grande grotta buia e misteriosa, abitata da tre donne strane e molto particolari. Si racconta che una era giovane, la seconda di mezza età e la terza molto vecchia.
Facilmente si poteva incontrare la donna giovane mentre pascolava il suo bestiame nei boschi del Mascio, delle Pale, del Bordom oppure mentre raccoglieva frutti e bacche selvatiche.
Era bella, gentile, cortese ed affabile con tutti; tramite il suo splendore ed il suo fascino riusciva ad incatantare ed ammaliare grandi e piccoli, contadini e cacciatori.
Quella di mezza età offriva ai passanti creme, decotti, impiastri di ogni genere e spesso stava nella grotta tra il suo pentolame a mescolare, bollire e cuocere un'infinità di intrugli.
La vecchia, ormai curva sotto il peso degli anni ed il ricco bagaglio delle sue esperienze, sprizzava dagli occhi e dal profondo delle sue rughe saggezza ma anche malvagità: conosceva gli arcani potere delle erbe, tramandava ricette, inventava infusi e nuove misture.
Come un oracolo conosceva il passato, prevedeva gli eventi futuri, rispondeva ad ogni domanda e, nei casi più difficili, era prodiga di consigli.
Nei dintorni della grotta viveva un gran numero di animali: capre, pecore, cani, gatti, maiali, beccacce e ce n'erano anche dalla voce lugubre foriera di malaugurio, quali civette, gufi e barbagianni. Dalla grotta i passanti udivano spesso eccheggiare grida, voci, canti e versi strani.
La zona della calchera, nella notte dei tempi, era dunque un luogo che attirava a sè la gente speranzosa di aiuto, ma era anche un luogo sul quale aleggiava costante il terrore dell'imprevisto e del maleficio. Molti si avventuravano in quella grotta, ma tutti incappavano in esperienze strane. Gli abitanti di Nomesino ne erano a conoscenz, ma per scaramanzia nessuno osava parlarne: solo a bassa voce si biasciava con timore qualche frase.
Solo una rivelà di aver bevuto una pozione di ginepro, di essersi addormentato e nel sonno di essere stato spogliato di ogni suo avere.
Col passare del tempo i paesani ritennero le tre donne responsabili di ogni disgrazia: se la selvaggina non era abbondante, se il sole bruciava i raccolti, se la grandine distruggeva ogni cosa e se in paese scoppiavano pestilenze. Il triste sospetto divenne dura realtà: quelle donne erano "TRE STRIE" con le quali era meglio non trattare per evitare che Nomesino continuasse a passare da una disgrazia all'altra.
Per fortuna un giorno dalle parti della grotta, alimentato da un forte vento, divampò un incendio spaventoso che bruciò tutto il bosco.
Le tre donne sparirono e non tornarono mai più e qualcuno disse che fossero volate via a cavallo di una scopa.
La caverna delle Do Strade si riempì d melma, la strada divenne sdrucciolevole e si popolò di rane, rospi, biscie, ramarri e strani coleotteri.
In quel posto scuro e melmoso, affinchè venisse purificato, si fece la calchera e da allora cessarono tutte le sventure.

Come si può vedere anche nelle storie delle nostre nonne si ritrovano le caratteristiche tipiche delle storie di streghe: utilizzo di unguenti e decotti, usati, molto probabilmente, per la cura delle malattie più che per strani fini magici.
Non adobbiamo dimenticare che ancora oggi le nostre mamme usano dei rimedi che hanno ereditato dalle loro nonne, come ad esempio l'utilizzo di decotto di malva contro le infiammazioni dell'intestino e della bocca.
Altro rimedio antico ancora oggi in uso è quello di servirsi dell'olio di ricino o della foigola per purificare l'intestino o l'alcool con arnica e canfora per il rafforzamento dei nervi, senza dimenticare la bevanda a base di sambuco che viene ancora oggi preparata in molte case e utlizzata come rinfrescante ed energizzante. La lista potrebbe essere molto più lunga: dal semplice uso della salvia per pulire i denti, all'utilizzo del prezzemolo contro l'acidità di stomaco.
Come si vede i "sortilegi" delle nostre trisavole non avevano nulla di diabolico, erano piuttosto l'intuizione delel proprietà di alcune piante, per altro di uso comune e facilmente reperibili.
Solo con l'uscita del Malleus Mallficarum (inizi del '500) queste donne che curavano con le erbe e che testimoniavano una vita agreste in armonia con la natura, si trasformarono in streghe e vennero perseguitate come ancelle del Maligno. Non dobbiamo dimenticare che proprio qui, nel Tirolo storico (cioè nel territorio che va da Kufstein fino a sud di Rovereto) dal 1292 fino al 1738 si sono individuati negli archivi 92 procedimeti giudiziari a carico di presunte streghe quasi tutte mandate al rogo. Si hanno prove che qui in Tirolo la persecuzione fu più cruenta che in altri luoghi poichè esso godeva di autonomia giuridica e quindi non vi era l'obbligo di applicazione dell'ordinamento penale di Massimiliano d'Asburgo (1459 - 1508), dove non era citata la stregoneria.
Ecco perchè la persecuzione fu sanguinaria soprattutto nei principati vescovili di Bressanone e di Trento, Pergine, Val di Non e di Caldaro e in alcune zone della Val Pusteria e della nostra Vallagarina.
Qui all'inizio del '500 iniziò una persecuzione sistematica e di massa delle streghe che ebbe il suo apice di terrore alla fine del '600 con l'intervento del giurista C. Frohlich von Frolichsburg che inasprì il diritto penale stabilendo, per legge, che la strega doveva essere punita in ogni caso solo per il fatto di essere strega!!
Fu solo con Maria Teresa d'Austria e la sua "Patente" (1766) che iniziò il declino della follia contro le streghe, poichè in essa si dichiarava che tale persecuzione "è da attribuire a dicerie malvagie, a truffatori millantatori, a fantasti bisognosi di cure mentali"!


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