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Nomesino: e la nostra storia

Nomesino tra storia, castelli e leggende. ''Un ponte lanciato tra il passato ed il quotidiano'': ricerche sul territorio, sulla storia, sulle leggende e testimonianze della gente del paese.

 

Posizione Geografica

Prime popolazioni

La Bonifica del territorio Le case, le strade

Nomesino e la nostra storia

Castel Nomesino, pianta del castello, il suo tesoro. Conquista e distruzione. Gardumo sconfigge Venezia.

Le tre strie

Agli inizi del primo millennio a.C. alcune tribù cominciarono ad abitare stabilmente la Val di Gresta insediandosi sui  dossi più elevati e costruendovi capanne in pietra e legno.
Nascevano consì i primi castellieri in cui la gente della nostra valle per molti secoli cercò riparo in caso di pericolo. I primi abitanti dei castellieri furono i Reti costituiti  da un miscuglio di popoli avvicendatisi negli anni, tra cui una forte immigrazione di Galli arrivati trail IV ed il V secolo a.C.
Questi popoli vissero liberi ed in pace tra di loro fino a quando nel 15 a.C. Druso, a capo di alcune legioni romane, risalì la Valle dell'Adige, sterminò la popolazione ed i superstiti furono sottomessi o venduti come schiavi.
Della dominazione romana sono rimasti molti reperti storici, generalmetne ritrovati lungo la strada romana che vide proprio il castelliere di Nomesino al centro del bivio che collegava la Valle dell'Adige al Lago di Garda. Importante scoperta nei pressi del castello fu una lapide la cui iscrizione "MAXUMA AIMILIA CIVIS ROMANA LXX" è ritenuta la più antica del trentino.
Lo stesso toponimo Nomesiono deriva quasi sicuramente dalla Gens Numesia mandata dal veronese a colonizzare e latinizzare la nostra zona e a Nomesino vi fu verosimilmente una proprietà romana con un nucleo di abitazioni.
Ma anche sull'Impero Romano stava per calare il sipario: a partire dal IV secolo d.C. incontenibile orde di Barbari devastarono la nostra penisola; la Valle dell'Adige e la Valle del Sarca furono le vie preferite per le invasioni.
La Val di Gresta posta nel mezzo fu completamente devastata e spopolata.
Ricordiamo l'invasione dei Goti di Re Teodorico che edificò la roca di Arco, il CASTRUM VETUS a Loppio e ricompose la struttura dello stato.
Più importante e devastante fu l'invasione dei Longobardi poichè protò alla dissoluzione della residua aristocrazia romana, portatrice della cultura e civiltà classica latina e ridusse in semischiavitù la popolazione indigena.
Nlell'antica Pieve di Gardumo si stabilì la stirpe dei Pannoni, alleata dei Longobardi e le terre furono affidate ai soldati che vi si stabilirono con le famiglie.
A Nomesino si stabilirono nella pianda dl castelliere, su cui era edificata una vecchia villa romana che venne ulteriormente forticata, e secondo alcuni storici quella fortezza era l'antico castello di Ennemase distrutto dai Franchi nel 590.
Quello fu uno dei periodi peggiori conosciuti dalla popolazione: guerre, devstazioni, disboscamenti, frane che inghiottirono paesi, siccità, invasioni cavallette e una condizione di semischiavitù.
Un miglioramento si ebbe a seguito della conversione dei Longobardi al cattolicesimo, per cui la Pieve di Gardumo acquistò importanza e si vide restituire i suoi beni; in quegli anni vennero edificate o ricostruite molte chiesette: Nomesino dedicò la sua San Martino, Manzano a S. Apollonia, Corniano a S. Agata.
Verso la fine del VII secolo i Longobardi furono sconfitti e assoggettati dal Re dei Franchi, il futuro Carlo Magno, e anche Gardumo venne a far parte del Sacro Romano Impero.
Sotto la dominazione franca si rafforzò il Feudalesimo introdotto dai Longobardi sul nostro territorio.
L'Imperatore era il padrone assoluto di tutte le terre e affidava territori e diritti a titolo di Feudo ai conti e marchesi che gli giuravano fedeltà e che a loro volta dividevano queste terre, per governarle megliio, affidandole ad altri signori con obblighi e vantaggi reciproci.
 
Questa gerarchia politica ed economica durò tutto il Medio Evo. In fondo alla scala sociale c'erano contadini, coloni e servi della gleba. I servi avevano solo lo stretto indispensabile per vivere, senza permesso non potevano viaggiare o sposarsi e i figli erano per legge servi. I coloni dovevano pagare affitti, decime, tributi e fornire servizi vari al padrone lavorando molte giornate gratuitamente ed erano vincolati ai poderi.
Risale al Medio Evo inltre lo IUS PRIMAE NOCTIS col quale la giovane sposa del servo e del colono la prima notte veniva posseduta dal padrone.
I contadini avevano ancora una certa autonomia e libertà ereditate dalle comunità arimannico-longobarde e possedevano terre di proprietà comune che lavoravano.
Tuttavia tali terre erano meno redditizie poichè lontane o aride o poco fertili. Inoltre nobili e clero si appropriavano continuamente dei poderi migliori, utilizzando spesso l'usura.
I contadini e gli artigiani cercavano di aiutarsi a vicenda unendosi in leghe (dette anche congiure), ma vi furono repressioni feroci per impedirle. Per i contadini lavorare la terra costava sempre piùf atica, rendeva poco e nel contempo la carestia era una continua minaccia.
Fondamentale importanza ebbe per la Pieve di Gardumo, come per il Trentino, la costituzione del Principato Vescovile di Trento, voluto dall'Imperatore per diminuire la forza dei grandi feudatari e dei signori loro sottoposti, i quali rendendo ereditaria la loro carica, crearono potenti dinastie.
Iniziava così un lungo periodo di lotte tra l'Imperatore, le principali famiglie feudali, il Principe Vescovo e le libere comunità rurali.

L'imperatore per assicurarsi le vie di comunicazione per l'Italia insediò militi tedeschi di sua fiducia a controllo e difesa dei passaggi: nacque così la famiglia Gardumo infeudata del Castrum Vetus e la famiglia dei Castelbarco con l'investitura del Castel Barco.
In seguito i Gardumo ebbero anche l'investitura del dosso di Gresta su cui fu costruito il castello; così si indebolì ulteriormente l'autonomia della comunità di Gardumo.
In seguito alla costruzione del castello di Gresta, dal XIV secolo si iniziò a parlare di Giurisdizione di Gresta e più tardi di Val di Gresta.
Le grandi famiglie di feudatari nel giro di uno-due secoli dall'investitura si impadronirono delle valli trentine sfruttando la crescente debolezza delle comunità rurali e anche l'antica arimannia di Gardumo perdeva lentamente la sua autonomia.
Nel XIV secolo la Pieve era divisa in otto-nove comunità minori, ma i contadini per difendere le terre comunitarie avevano da tempo costituito nei paesi più grossi delle unità amministrative formate dai capifamiglia dette Regole, dotate di regolamenti, amministratori, guardie campestri, sindaci e Gardumo aveva ancora una discreta importanza economica e religiosa.
In questo secolo si stava delineando una società divisa in nobili, clero, borghesi (da borgo) e contadini e fu caratterizzato da guerre continue tra signori italiani e tedeschi per il controllo delle vie commerciali dal Mediterraneo alla Germania.
Il Trentino era chiuso a tenaglia a nord dai Conti del Tirolo e a sud dalla potenza crescente della Repubblica di Venezia decisa a proteggere i suoi commerci verso il centro Europa.
In questo secolo i Castelbarco divennero la famiglia più importante della Val di Gresta a scapito dei Gardumo che si liberarono dei loro possedimenti e vendettero il Castel Vecchio ad Aldrighetto di Castelbarco, che in pochi anni divenne il padrone assoluto della Pieve di Gardumo, compreso Castel Nomesino.
 

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