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Nomesino: Le case e le strade

Nomesino tra storia, castelli e leggende. ''Un ponte lanciato tra il passato ed il quotidiano'': ricerche sul territorio, sulla storia, sulle leggende e testimonianze della gente del paese.

Posizione Geografica

Prime popolazioni

La Bonifica del territorio

Le case, le strade


Nomesino e la nostra storia

Castel Nomesino, pianta del castello, il suo tesoro.

Conquista e distruzione.

Gardumo sconfigge Venezia.


Le tre strie

Secondo la tradizione locale i primi nuclei abitati nei dintorni sono stati Corniano e qualche villaggio scomparso, successivamente Nomesino e Manzano. La casa retica era costituita essenzialmente da una baracca in legno coperta di paglia e incassata nel terreno con le pareti addossate ad un muro a secco. Di tali costruzioni può essere rimasta qualche traccia dei sassi di base in cui venivano incastrati i pali in legno e che solo un occhio eseprto può riconoscere. In qualche raro caso, a Nomesino, nel corso di ristrutturazioni di vecchi edifici, sono venute alla luce tracce di misteriose costruzioni, forse resti di abitazioni retiche.
A Zele, più precisamente alle Bazee, sessanta anni fa circa, durante gli scavi eseguiti per la modifica dei muri di sostegno di due campi, è stata rinvenuta una lastra in pietra simile a quella che si trovano appena sotto Corniano. Dalla descrizione di chi ha fatto il ritrovamento si deduce che si trattava di una copertura tombale. La lastra è stata riutilizzata in loco per la costruzione del muro. A qualche decina di metri, nella stessa località, sono state rinvenute tegole ed altri materiali in cotto di forma di lavandino: si può quindi concludere che la piana di Zele è stata realmente abitata come la gente racconta. Probabilmente a Zele esisteva un villaggio che per cause ignote è completamente scomparso.
Le costruzioni più antiche esistenti in paese sono le volte scavate nella terra (la gente le chiama comunemente volti). 
Le volte sono costruzioni la cui tecnica è stata divulgata dai Romani. La loro larghezza è normalmente di quattro o cinque metri ed è in funzione dell'altezza, in quanto la volta ha la sagoma simile ad una botte affinchè il suo peso venga scaricato dalle pareti laterali contro la montagna o contro altre strutture. La volta a botte è la più semplice e più comune, ma in paese ne esistono anche di più complesse.


I volti furono le prime case del paese, un tempo probabilmente sormontate da una tettoia in legno e paglia. Osservando la loro struttura e consistenza si comprende che furono concepiti come edifici fini a se stessi: di frequente le loro fondazioni sono precarie.
In altri casi la loro muratura è più robusta e costruita contestualmente alle case edificate sopra ed attorno ad essi. Chi li abitava accendeva il fuoco al loro interno e la stanza si riempiva di fumo che usciva dalla porta. A Nomesino diversi volti sono stati nuovamente abitati dalle famiglie che, tornate dall'esodo in Boemia dopo la prima guerra mondiale, dovettero ricostruire le case incendiate ed abbattute dai bombardamenti italiani. Alcuni volti sono ancora neri di fumo.
Disegnando su un foglio le strade dle paese e i volti solamente, si nota che ogni casa è provvista di cortile ove in origine si presume fossero accuditi di animali domestici.
Lungo i confini dei cortili, in tempi più recenti, sono stati edificati i muri delle case attuali. E' interessante inoltre notare che ogni casa, non le più recenti, è dotata di due strade di accesso: una a piano terra ed una al primo piano.
Poichè il paese è costruito su un pendio, esiste tutta una rete di stradicciole che, con varie pendenze, hanno fra loro un dislivello di tre-quattro metri, cioè l'altezza dei volti.

 

Le Strade

Una particolarità che differenzia Nomesino dagli altri paesi della Valle di Gresta sono le strade di collegamento al fondovalle. La strada attuale che sale da Loppio giunse a Nomesino negli anni cinquanta.
In Trentino, fin dai tempi antichi, vita, cultura e civiltà si sono sviluppate principalmente lungo il fiume Adige: Nomesino fu collegato alla vita socio-economica della Val d'Adige tramite la strada detta del Bordom-Lenzima.

Si tratta della strada romana Nago-Nomesino-Lenzima-destra Adige che si snoda ad una quota variabile fra i seicento ed i novecento metri. Probabilmente i Romani la usavano anche a scopi militari per non far cadere i loro eserciti in imboscate nel fondovalle.
Questa strada, ora parzialmente abbandonata, è caratterizzata da pendenze modeste ed è stata utilizzata dagli abitanti di Nomesino per il trasporto di prodotti agricoli, con mezzi a trazione animale, verso Isera e Rovereto, fino alla costruzione della nuova strada della Val di Gresta.
A circa metà percorso fra Nomesino e Lenzima, verso sud, si deriva anche l'antica strada che dava accesso alla piana di Zele.
La mulattiera Val di Salim che collega il paese di Mori, ha assunto importanza solo dopo la crescita di tale centro: è sempre stata utilizzata come percorso a piedi o con animali da soma poichè l'eccessiva pendenza non ha mai consentito il transito di carri a trazione animale, specialmente in salita. Ora essa è divenuta un sentiero frequentato dagli escursionisti.
Del periodo romano è stata rinvenuta a Nomesiono la fibula riportata nell'immagine sottostante e conservata presso il Museo del Castello del Buonconsiglio di Trento.


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