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L'esodo della popolazione

Schede Storiche by Alessio Less   

Presentazio ne della Mostra Fotografica:   

Stiani a Panòm e a Varam -

1) Cenni Storici.  Nell'Ottocento Pannone e Varano

2) Fra 800 e 900. La cooperazione

3) La Grande Guerra;  I soldati di Pannone e Varano

4) L'esodo della popolazione

5) La guerra a Pannone e Varano

6) Il dopo-guerra e la  ricostruzione. Il nuovo comune di Pannone

L'Italia dichiarò guerra all'Impero austro ungarico il 24 maggio 1915, ma l'ordine di evacuazione da Pannone e Varano arrivò alle ore 16 del 22 maggio e doveva essere eseguito nelle ventiquattro ore successive dall'autorità militare.

Le famiglie, già provate dall'assenza di quasi tutti gli uomini chiamati al fronte, le donne, i bambini, i vecchi, le persone inabili presero le poche cose che riuscirono a infilare nelle borse e nei fagotti e scesero a Loppio a piedi o con i carri e poi con il treno, o a piedi, arrivarono a Rovereto, da dove lente tradotte li portarono nelle zone centrali dell'impero.
Molti non si resero conto di quanto stava accadendo e si illusero di rientrare al paese ed a casa propria dopo qualche giorno o, al massimo, dopo qualche mese.

Gli esuli vennero dispersi, dopo un lungo viaggio in ferrovia, nelle campagne della Boemia, della Moravia e dell'Austria; ad ogni stazione di paese la tradotta si fermava e venivano fatte scendere alcune persone o famiglie.

I profughi vennero abbandonati a se stessi , al buon cuore delle popolazioni ospitanti ed alle cure dei parroci, che ne condivisero la sorte, come Don Placido Pasqualini, curato di Pannone.

Ogni famiglia di Pannone e Varano conserva memorie molto vive e spesso dettagliate della repentina partenza, del lungo viaggio, della convivenza nei paesi ospitanti, die lavori svolti, delle malattie, delle sofferenze, e spesso del buon rapporto con chi li ospitò, soprattutto con i Cechi.

O significativo che siano state conservate molte fotografie fatte in Boemia, da tenere per ricordo o da inviare ai propri uomini al fronte; in queste fotografie l'aspetto ed il vestito sono sempre decorosi.

I bambini frequentarono le scuole locali e ricordarono tutta la vita qualche parola in ceco, come "gleba" (pane) o "pivo" (birra); le donne impararono alcune ricette boeme, come gli gnocchi con le prugne, e la bibita con i fiori di sambuco.

Per tre anni e mezzo gli sfollati vissero lontani dalle loro case e dalle loro proprietà. Alcuni furono internati in grandi campi di concentramento, le "citta di legno", come Braunau e Mitterndorf.
I "politici" vennero internati a "Katzenau".

Al termine della guerra gli esuli ritornarono nei paesi spesso con difficoltà e talora dopo un certo tempo; trovarono le case vuote e danneggiate ed i campi rovinati. Le sofferenze e le ristrettezze non erano finite.
Non fu semplice, infatti, senza possedere nulla, ricostruire la casa e tornare al proprio lavoro; ma ben presto si ristabilirono nei paesi le relazioni sociali e ripresero le attività produttive e soprattutto, con il ricongiungimento delle famiglie, si ritornò a quella normalità di vita, che ogn'uno aveva sognato durante i quattro tragici anni trascorsi lontano da casa.


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